LAVORARE IN RETE

 

Autori: Gian Carlo Beretta - Maria Torre

 

Sintesi dalle seguenti pubblicazioni:

"Una rete di reti"" pubblicato sul quaderno ITER della TRECCANI dal titolo “Autonomia 2000”

"Reti territoriali e reti virtuali" pubblicato sugli atti del convegno TED (Tecnologie didattiche e scuola) svoltosi a Genova dal 12 al 14 febbraio 2001

SCUOLA COME SERVIZIO SCOLASTICO INTEGRATO

Uno degli aspetti fondamentali della L. 59/97, in particolare l’art.21, che definisce l’ordinamento di autonomia delle istituzioni scolastiche, è la forte spinta propulsiva verso un sistema scolastico basato sull’integrazione col territorio. Un sistema integrato tra Stato, Regione, Enti Locali e scuola basato sulla sistematica collaborazione e coordinazione, permette di potenziare l’offerta formativa sul territorio, di ottimizzare l’uso delle risorse umane e materiali esistenti. Per fare ciò è necessario che i diversi interlocutori acquisiscano capacità e volontà di lavorare insieme partendo da un’analisi ragionata e comune del territorio in cui operano.

L’esigenza di comunicare è stato il motore che ha avviato la rete FIUME-MARE, che quindi nasce come rete di reti. Il suo primo problema è stato quello di favorire le relazioni causali nate tra le diverse scuole. Comunicare significa raccontare noi stessi agli altri e questo è ciò che è stato fatto. Per partecipare alla rete occorre solo essere d’accordo su alcuni obiettivi comuni. Ogni progetto deve

  • offrire occasioni di incontro tra bambini, sviluppando la capacità di dialogare, confrontare diverse opinioni e accettare diversi punti di vista;
  • sviluppare la voglia e la capacità di progettare, di affrontare i problemi e assumere responsabilità;
  • sperimentare un modello di progettualità, nel quale gli enti locali, gli organismi territoriali e la scuola svolgano un ruolo comprimario di indirizzo e regia
  • Una struttura reticolare strettamente legata al territorio ha l’intento di sviluppare un nuovo modo di intendere il rapporto tra scuola e territorio. Fino ad oggi i rapporti tra la scuola e gli Enti Locali sono stati prevalentemente basati su una reciproca separatezza, un agire in affiancamento: la scuola, realtà deputata alla formazione culturale è spesso vista con diffidenza dai Comuni perché considerata un onere gravoso; d’altro canto gli Enti Locali vengono riconosciuti dalla scuola come meri erogatori e organizzatori di servizi, se non addirittura controparte nella defatigante lotta per servizi migliori. Troppo spesso la scuola predispone i propri percorsi formativi senza tenere conto degli Enti Locali se non quando necessita di supporto logistico (il più delle volte risolto con richiesta di finanziamenti). Gli Enti Locali d’altra parte non raramente offrono alle scuole pacchetti preconfezionati di servizi scolastici o extrascolastici che vengono accettati perché gratuiti, se non subiti, ma assolutamente non integrati nel percorso curricolare. Un progetto di integrazione col territorio vuol dire invece costruire una rete di relazioni che si basi sull’instaurazione di rapporti completamente nuovi col territorio in generale e con gli Enti Locali in particolare: non solo una semplice collaborazione ma una coprogettazione per la costruzione di progetti condivisi.
    Costruire progetti condivisi presuppone che:
    • il progetto coinvolga le diverse componenti con pari potere progettuale;
    • la scuola non accetti né proponga progetti rigidi;
    • la scuola si ponga il problema di individuare interessi comuni con gli enti esterni (sapere cosa chiede, ma anche cosa offre);
    • il primo approccio deve essere necessariamente di carattere educativo e culturale (condivisione dei bisogni e degli obiettivi) e non di carattere organizzativo;
    • il risultato sarà sempre un negoziato;
    • i successi e insuccessi saranno merito o demerito di tutti.
  • Costruire una rete vuol di re tessere delle relazioni dove ogni interlocutore sia riconosciuto con la sua specificità, con la sua competenza, con la sua interpretazione del reale, con la sua capacità propositiva per poter giungere ad una analisi comune della realtà per poterla “costruire” insieme. “Anche se si pensa che sia l’ambiente a generare un certo tipo di analisi, in realtà è l’analisi stessa che forma l’ambiente a cui l’organizzazione risponde” (M. J. Hatch, Teoria dell’organizzazione, Il Mulino 1999)Secondo questa impostazione la costruzione sociale della realtà si basa sulla condivisione dei significati, sulla negoziazione, sugli accordi stipulati. Riconoscere la necessità e l’utilità di un approccio siffatto comporta la messa in atto di accordi e di legami che costruiscano modi nuovi di rispondere alla necessità di sviluppo formativo e culturale di un territorio.
  • Insieme per una comune interpretazione della realtà

    La lettura comune delle esigenze esplicite e implicite dell’ambiente è il primo passo per individuare finalità e obiettivi di un progetto condiviso. Definire finalità e obiettivi vuole dire indicare e condividere le priorità che insieme intendiamo perseguire. Il progetto di rete è finalizzato a sviluppare l’educazione all’ambiente, non solo come conoscenza della realtà, ma anche come capacità di progettare e pianificare interventi atti a modificarla. Al fine di sottolineare la forte valenza della relazione individuo-ambiente, il Progetto prevede la connessione di due realtà: quella scolastica e quella “territoriale” (Provincia, Comunità Montane, Comuni, Ente Parco Regionale, Associazioni ambientaliste e culturali, Enti preposti alla difesa ambientale ecc.) .

    Il CONTESTO-SCUOLA offrirà agli alunni la possibilità di sentirsi attivi, capaci di porsi degli obiettivi, desiderosi di confrontarsi con altri e di intervenire sulla realtà, mentre il territorio, attraverso gli ENTI , potrà offrire consulenza scientifica, promuovere formazione, scambi culturali ed un forte apporto alla documentazione- soprattutto attraverso strumenti multimediali. Lo scopo della collaborazione è quello di fornire agli alunni, sin dalla scuola materna, occasione di cimentarsi in progetti di riscoperta e modifica dell’ambiente circostante, creando i presupposti culturali e affettivi indispensabili per realizzare successivi e più articolati interventi di formazione per adolescenti e adulti;

    sviluppare con gli alunni della scuola elementare, della scuola media e delle superiori, interventi complessi, (realizzazione di pubblicazioni, guide, itinerari turistici, progetti di risanamento di strutture esistenti) con cui contribuire direttamente a diffondere conoscenza e interesse per il nostro territorio.

    Obiettivi del progetto.

    • offrire occasioni di incontro tra bambini, sviluppando la capacità di dialogare, confrontare diverse opinioni e accettare diversi punti di vista;
    • sviluppare la voglia e la capacità di progettare, di affrontare i problemi e assumere responsabilità;
    • sviluppare il senso di appartenenza alla scuola e al territorio, come ambienti nei quali realizzare le proprie idee;
    • sviluppare la capacità di collegare esigenze di trasformazione alla conservazione del patrimonio naturale e storico - tradizionale
    • sviluppare le competenze comunicative che consentano ai giovani di esprimersi, comunicare, comprendere;
    • approfondire le conoscenze inerenti il territorio: aspetto geo-fisico, aspetto storico-culturale, aspetto economico - produttivo;
    • imparare ad osservare ciò che ci circonda, utilizzando l'ambiente come un "libro di testo";
    • sviluppare la capacità di affrontare la realtà in termini problematici ;
    • sviluppare competenze relative ai linguaggi multimediali;
    • sperimentare un modello di progettualità “in rete”, nel quale gli enti locali, gli organismi territoriali e la scuola svolgano un ruolo comprimario di indirizzo e regia”.
  • INTERNET COME MODELLO TEORICO PER LA RETE
  • Caratteristiche dei sistemi complessi

    L’imprevedibilità del sistema

    Ogni tentativo di prevedere completamente il comportamento significa trasformare un sistema complesso in un sistema banale. Un sistema banale è un sistema perfettamente prevedibile. Il sistema è imprevedibile poiché le leggi che lo governano non sono quelle di tipo input - output, ma quelle dell’autonomia dell’organizzazione, conosciuta con il termine chiusura organizzazionale. Ogni sistema organizzativo vive tra ordine e disordine, tra stabilità e cambiamento. Costruire un progetto di rete significa cercare di ordinare una realtà complessa, ma nella consapevolezza che ogni equilibrio è sempre tubato da un successivo cambiamento, dalla novità che irrompe col fluire degli eventi e che quindi ogni progetto è sempre provvisorio. La rete FIUME-MARE cresce grazie a questa impostazione: il processo è contemporaneamente bottom up e top-down e per questo non completamente prevedibile.

    L’approccio casuale e l’approccio sequenziale

    Dire che una rete nasce , si sviluppa o cessa di esistere in modo casuale può sembrare eccessivo, ma non lo è se per casuale intendiamo non lineare, complesso, ricorsivo.

    La rete FIUME-MARE è nata in modo casuale: il progetto non si è sviluppato prima delle iniziative delle singole scuole, ma insieme e il suo scopo non è quello di costruire una gerarchia organizzativa stabile, ma quello di evidenziare relazioni che erano già presenti nei progetti delle singole scuole e di svilupparne di nuove.

    Così non possiamo parlare di obiettivi nati con la rete, ma, al contrario, di una rete nata proprio perché esistevano già obiettivi comuni che ognuno di noi perseguiva autonomamente. Solo in seguito, proprio per la circolarità del processo, le rete ha creato nuovi obiettivi da raggiungere.

    I sistemi autopoietici.

    Un sistema che autoregola è un sistema autonomo. La rete è un sistema che si autoregola. Quindi, nella rete non esiste un centro decisionale esterno. I vari organismi istituiti (staff e il collegamento didattico) hanno, a diversi livelli, la stessa funzione che può avere un server per internet: non indicano cosa comunicare, ma costruiscono l’ambiente entro cui avviene la comunicazione, hanno prevalentemente il compito di facilitare la comunicazione, di moltiplicare le idee e di dare loro gambe e carburante per l'attuazione.

    Costituzione di una rete inter-territoriale

    Riconoscere l’importanza che gli altri hanno nell’aiutarci a costruire la propria identità vuol dire superare ogni localismo, ogni provincialismo, pericoli sempre in agguato in ogni percorso didattico territoriale. Per fare ciò è necessario aprirsi agli altri, uscire dagli augusti limiti dei propri confini per aprirci a realtà diverse con le quali finiamo inevitabilmente per scoprire insospettate comunanze.

    “Per diventare cittadini e cittadini europei è importante sapere chi siamo, e conoscere ed amare il proprio territorio è un modo per costruire la propria identità. Tuttavia il percorso formativo, in una società complessa che si misura con le sfide politiche, sociali ed economiche poste dal mercato globale e dalla progressiva costruzione dell’Unione europea e dalla società interculturale, non può non porsi il problema del confronto con altre realtà territoriali, a partire da quelle limitrofe. Per questo è necessario sapersi raccontare agli altri e sapere ascoltare e apprezzare quello che gli altri possono raccontarci.

    Sarà proprio la scoperta della diversità ad arricchire le conoscenze e a consentire la costruzione una società aperta che è condizione indispensabile al progresso umano e civile di un paese.

    Il progetto deve essere finalizzato a costruire una rete di relazioni interne al territorio, ma nello stesso tempo deve porsi il problema di costruire reti con altre realtà locali, iniziando da quelle più vicine a noi. L’attività si configura come una sperimentazione da generalizzare in un prossimo futuro ai diversi ambiti territoriali della provincia. Il destino della nostra rete è quello di espandersi costruendo un tessuto connettivo fra le realtà scolastiche, e fra queste ultime e il territorio per attuare un sistema integrato dove il coordinamento interistituzionale, la flessibilità organizzativa, l’impiego ottimale delle risorse porti ad un nuovo e più efficace modo di dare risposta alle esigenze formative dei nostri territori.

    ENTI LOCALI IN RETE

    Stiamo sperimentando un modello di progettualità “in rete”, nel quale gli enti locali, gli organismi territoriali e la scuola svolgano un ruolo comprimario di indirizzo e regia” basato sulla reciproca collaborazione.

    Abbiamo steso con gli EE.LL. dei protocolli di intesa dove sono definiti obiettivi, modello di progettualità “in rete”, nel quale gli enti locali, gli organismi territoriali e la scuola svolgano un ruolo comprimario di indirizzo e regia” basato sulla reciproca collaborazione.

    UNA RETE DI RETI, COLLABORARE IN RETE

    Alla base del nostro progetto c’è una consapevolezza condivisa, cioè che dal punto di vista educativo la dimensione collaborativa è uno degli elementi concettualmente più interessanti e più pregnanti e che la possibilità di collegarsi in rete fra istituti scolastici è una delle novità più significative dell’autonomia, che consente di valorizzare la pratica della cooperazione tra scuole, piuttosto che quella della competizione.

    Il paradigma culturale che ci accomuna è quello di considerare ogni teoria “una posizione discorsiva che si confronta con altre e tutte le posizioni si arricchiscono dall’entrare in conversazione” perché la conoscenza “è una conversazione che è iniziata prima che noi entrassimo nella stanza e proseguirà anche dopo che noi la lasceremo” (M. Y. Hatch, Teoria dell’organizzazione, Il Mulino1999). La metafora della costruzione del sapere come di una conversazione è assolutamente più affascinante e produttiva per noi che quella della costruzione del sapere per trasmissione.

    Non vi sono molti dubbi sul fatto che l’apprendimento non mette in contatto semplicemente un soggetto e un oggetto, ma che la relazione con l'oggetto non può essere che mediata dalla relazione del soggetto con altri individui.

    La dimensione collaborativa si basa sulla consapevolezza che la scuola ha il compito preminente di:

    • sviluppare il pensiero divergente cioè la capacità di confrontare le proprie idee con quelle degli altri rinunciando a qualsiasi dogmatismo ed accettando punti di vista diversi;
    • abituare gli alunni ad affrontare la realtà in termini problematici;
    • acquisire un’alta tollerabilità al cambiamento per metterli in condizione di saper progettare la propria realtà e la propria storia.
  • In questi termini la costruzione di un sito implica (e sviluppa) l’organizzare una mappa da condividere con gli altri. Il problema si sposta dal piano intra - individuale (costruzione di una mappa concettuale) a quello inter - individuale (costruzione di una rete di conoscenze condivise).
  • Il lavoro collaborativo può prevedere una strategia parallela (ogni componente del gruppo lavora autonomamente su una parte del prodotto complessivo), una strategia sequenziale (ogni componente del gruppo lavora, a turno, sullo stesso prodotto) una strategia di reciprocità (ogni componente del gruppo lavora in regime di forte interdipendenza su ogni parte del prodotto).
    A questo occorre aggiungere che si possono usare sistemi di comunicazione sincroni (la videoconferenza) o asincroni( la posta elettronica).
    La scelta della strategia non dipende solo dall’obiettivo, ma anche dall’organizzazione complessiva e dal livello tecnologico, che vanno valutati nelle diverse situazioni. Il problema è quello di raggiungere un equilibrio tra questi diversi aspetti.
    Una strategia di reciprocità richiede un’alta frequenza d’interazione e un notevole sincronismo tra i partecipanti. Ci è sembrato opportuno utilizzare inizialmente una strategia parallela e quella sequenziale per evitare delusioni pericolose per la sopravvivenza stessa della rete.

    RETI VIRTUALI E RETI CONCETTUALI

    Il sito web di una scuola, riveste caratteri peculiari che lo differenziano in modo sostanziale da altri siti che affollano la rete.

    Il processo è più rilevante del prodotto

    Per una scuola la costruzione e di un sito è il risultato di un processo che trova la sua ragion d’essere non solo e non tanto nello stesso sito (come prodotto del percorso educativo), ma nel processo che ha portato alla sua costruzione.

    Imparare a progettare

    Imparare a progettare significa sapersi porre degli obiettivi, predisporre e attuare strategie adeguate per raggiungerli. Sulla capacità di sapersi porre degli obiettivi, la scuola gioca un ruolo spesso modesto, sottovalutando un aspetto determinante del processo di sviluppo dell’essere umano, l’affettività. Uno spazio web può (deve) essere continuamente modificato, ricostruendo relazioni (link), modificando i nodi (pagine) di una rete in continua evoluzione. Si potrebbe affermare che questo modifica il rapporto temporale tra progettare e pianificare: non un prima e dopo, ma un mentre. Progetto mentre costruisco e anche dopo aver costruito.

    La conoscenza non è mai definitiva

    Quando uno spazio web è concluso? Quando raggiunge una forma definitiva? Pubblicando un libro possiamo pensare che il processo di stampa cristallizzi la fase di elaborazione, dando al prodotto una forma definitiva. Quando accade questo sul web? Mai! Dobbiamo rassegnarsi all’approssimazione come forma di conoscenza propria dell’uomo. Questo è esattamente ciò che accade anche nella nostra mente: la rete concettuale non è mai conclusa, non raggiungiamo mai una stabilità definitiva. I concetti sono in continua elaborazione proprio perché non trovano la loro definizione in se stessi, ma in relazione ad altri concetti e ogni modifica delle relazioni porta con sé anche la modifica dei concetti.

    La conoscenza è costruzione di relazioni

    La costruzione di un sito non è la semplice somma delle pagine, ma soprattutto la costruzione di un sistema organizzato di relazioni. La modifica di una pagina può condurre alla modifica delle relazioni con altre pagine che, proprio in rapporto a queste modifiche, possono assumere altri significati e subire altre modifiche.

    La costruzione di un sito non è quindi la semplice somma delle pagine, ma soprattutto la costruzione di un sistema organizzato di relazioni. Questo è esattamente ciò che accade anche nella nostra mente: la rete concettuale non è mai conclusa, non raggiungiamo mai una stabilità definitiva. I concetti sono in continua elaborazione proprio perché non trovano la loro definizione in se stessi, ma in relazione ad altri concetti e ogni modifica delle relazioni porta con sé anche la modifica dei concetti stessi.

    LA MAPPA DELLA RETE

    La realizzazione di siti web collegati tra di loro non è casuale: una pluralità di siti consente una relativa indipendenza delle scuole, facilitando nel contempo le comunicazioni tra realtà distanti tra loro e frazionate sul territorio. Tuttavia il sito web è utile per raccogliere informazioni, mentre l’idea che noi abbiamo della rete è quella di facilitare la comunicazione interpersonale: per costruire un’idea condivisa è necessario che ogni gruppo riceva e trasmetta informazioni.
    L’organizzazione della rete virtuale prevede la presenza di un sito principale che, da una parte offre servizi ai docenti e ai genitori e dall’altra svolge funzione di collegamento tra i siti delle diverse scuole. Collegati a questi si trovano strumenti finalizzati a favorire lo scambio di informazioni.

    Nelle scuole di ogni istituto sono stati costituiti laboratori formati da un numero variabile di computer, in rapporto al numero degli alunni, che sono tra loro collegati attraverso internet. In questo modo siamo riusciti a mettere in comunicazione realtà scolastiche, a volte molto distanti tra loro. La rete FIUME-MARE infatti collega anche piccole scuole, che altrimenti si troverebbero a lavorare in una situazione di isolamento culturale. La costruzione di una rete di scuole e l’utilizzo di internet risulta particolarmente utile proprio in situazioni nelle quali la socializzazione delle conoscenze e l’interazione con contesti diversi dal proprio, sono ostacolati dalla rarefazione degli insediamenti abitativi, dall’isolamento e dalla scarsità di infrastrutture viarie.

    In questo modo, le singole scuole possono portare a conoscenza di tutti le loro attività e le loro ricerche, trovare altre scuole che stanno svolgendo attività simili e iniziare un confronto organico delle loro esperienze. Questo non sostituisce il contatto diretto tra persone, anzi lo stimola. Proprio per il fatto che so sono potute attivare corrispondenze con la posta elettronica, che abbiamo potuto confrontarci in un forum di discussione, è possibile pensare a scambi diretti dei bambini del fiume e del mare.

    Da un punto di vista tecnologico, la scelta è stata quella di istituire molti laboratori decentrati a basso costo, anziché uno o due laboratori multimediali “ricchi” di materiali. Questa scelta ha portato alla diffusione di una cultura della comunicazione tra scuole, evitando l’emarginazione delle realtà più piccole. Ogni scuola sa di far parte di un’organizzazione complessa, disposta ad interessarsi ai suoi problemi e alle sue ricerche, ma sa anche che gli altri si aspettano un suo contributo. Se una scuola scrive, l’altra è “moralmente” obbligata a rispondere, pur senza avere alcun obbligo formale.

    Anche l’aspetto economico è rilevante. Tutti sappiamo che per attivare queste attività è necessario un impegno finanziario, ma bisogna evitare la tentazione di pensare all’informatica come ad un’attività che richiede solo forti investimenti. Spesso, con intelligenza, avendo chiari gli obiettivi da raggiungere, coinvolgendo le risorse umane, si possono raggiungere risultati superiori a quelli derivati da forti finanziamenti, non supportati dalla disponibilità e dall’impegno di tutti.