ESPERIENZA


Competenze professionali

Quando il progetto è stato ideato in dotazione al circolo vi era solo un docente con competenze in merito. E' stato quindi fondamentale mettere in condizione altri docenti di acquisire competenze. Si è organizzato un breve corso di aggiornamento tenuto dal docente diplomato ISEF e aperto ai docenti interessati che permettesse l'acquisizione di competenze per attuare un percorso didattico di educazione motoria in acqua bassa e media. 
Al termine del corso il circolo ha avuto a disposizione quattro docenti in grado di attuare il corso di acquaticità. Tre di questi docenti si sono dedicati al percorso didattico in acqua bassa e media, il docente con maggiore esperienza e competenza si è dedicato al corso in acqua alta.

Il corso di formazione

Il corso si è posto l'obiettivo di costituire un team di docenti esperti nell'insegnamento dell'educazione motoria in acqua nella scuola materna ed elementare. Questi docenti si sono ritrovati prima dell'inizio del progetto per confrontare le loro competenze e per stabilire un linguaggio condiviso. Si sono pertanto chiariti i significati di galleggiare e nuotare ed è stato approfondito il concetto di ambientamento.

Dal corso è emerso quanto sia importante che:

  1. l'insegnante adatti la sua azione in funzione dell'allievo, tenuto conto delle caratteristiche dell'ambiente;
  2. la personalità dell'allievo venga rispettata anche nelle sue esigenze di ambientamento sensoriale e psichico all'acqua;
  3. è necessario prendere conoscenza dei problemi dell'allievo e instaurare un clima di fiducia prima di proporgli di scendere in acqua;
  4. è importante scaricare a terra le tensioni dell'allievo;
  5. è fondamentale permettere la discesa in acqua senza imposizioni da parte dell'insegnante;
  6. il contatto con l'acqua deve essere progressivo naturale e gioioso;
  7. è necessario prevenire eventuali crisi dell'allievo rilevando i segni premonitori quali l'alterazione della respirazione;
  8. l'immediato ambientamento della respirazione;
  9. mantenere gli allievi sempre attivi per evitare che siano assaliti dal freddo;
  10. gli esercizi siano proposti in forma di gioco;
  11. proporre come prime esperienze movimenti che siano già conosciuti per capire l'acqua e le reazioni del corpo umano immerso in essa;
  12. la progressione degli esercizi si basi su un aumento minimo delle difficoltà.

La seconda parte del corso, che si è svolta in acqua, è servita per ipotizzare tre progressioni di esercizi da proporre ai bambini a seconda della profondità dell'acqua.

Organizzazione

Accade spesso che persino teorie e principi educativi generalmente condivisi perché scientificamente fondati ed accettabili sul piano democratico finiscano per non trovare benché minima applicazione nel fare scuola quotidiano, a causa della rigidità dell’organizzazione dei momenti formativi, della struttura e degli ordinamenti scolastici.

A questo si può rispondere con la flessibilità, tenendo presente che la flessibilità dell’azione formativa richiede una rigorosa pianificazione delle risorse.

 Obiettivi educativi e didattici

Cinque Istituti Scolastici (tre Istituti Comprensivi e due Circoli Didattici) costituiscono una rete di Scuole ( Art. 7 D.P.R. 275/99 ) sulla base di un territorio comune che riconoscono come ambiente di apprendimento.

Su questo territorio insistono un fiume e un mare che la Scuola vuole far vivere ai propri ragazzi.

L’acqua diventa l’elemento guida di diversi percorsi didattici transdisciplinari che si intrecciano nei vari piani dell’Offerta Formativa.

Nasce una esigenza di conoscenza totale, il bambino si immerge in acqua per percepire, per conoscere. L’ambiente acqua deve diventare familiare, muoversi in acqua è necessario e naturale.

Il percorso

  1. L’accoglienza 

Già all’inizio della formazione scolastica l’allievo possiede un proprio bagaglio di conoscenza organizzato in teorie, concetti, categorie, schemi procedurali, ecc.   

Questo bagaglio, anche in forma di stile di apprendimento contribuisce a caratterizzare l’allievo non solo all’inizio ma anche durante la formazione.

Accogliere vuol dire soprattutto riconoscere questo patrimonio e valorizzarlo.

L’insieme di azioni svolte prima dell’attivazione del percorso previsto possono essere considerate come un processo di accoglienza del bambino, possono discriminare positivamente i saperi e le competenze possedute da ciascuno in modo che venga facilitata l’apertura e la disponibilità verso nuovi ambiti di conoscenza tra i saperi che vuol proporre la scuola e quelli da lui posseduti (continuità).

Il percorso doccia si propone quindi un periodo di conoscenza dell’alunno che possa consentire l’inserimento di questi nel gruppo di lavoro più consono. I tre moduli previsti hanno infatti un andamento sia diacronico, consequenziale, che sincronico, nelle tre vasche a profondità diversa.

I prerequisiti cognitivo-motori che si autodeterminano una volta che l’impianto è posto in esecuzione, vengono inizialmente determinati sulla base di un semplice questionario compilato dai genitori degli alunni e successivamente da osservazioni effettuate durante il primo incontro in piscina.

Le osservazioni vengono effettuate:

a)      durante la doccia per evidenziare eventuali difficoltà sensoriali (contatto epidermico). Particolare importanza viene data alla detersione del volto.

b)      nella libera scelta della vasca da parte del bambino, per eventuali difficoltà di tipo psicologico.

c)       nella prima libera esplorazione della vasca, per il controllo motorio generale in acqua.


Si suddividono quindi gli alunni in modo tale che non siano più di dieci per vasca.

Raccolta dati su un campione di 48 bambini dai 4 ai 10 anni .

2.    Lo spogliatoio

Fare un corso di acquaticità per alunni così piccoli vuol dire essere consapevoli che il percorso formativo-didattico inizia al momento di lasciare la scuola. Anche il momento del trasporto, ma soprattutto  il tempo passato negli spogliatoi è un tempo di forte valenza didattica. Non bisogna dimenticare che  andare in piscina può voler dire fare esperienza di un ambiente completamente nuovo sia strutturalmente che percettivamente. Uno spazio sconosciuto per struttura: non somiglia a nessun altro edificio; per dimensioni, necessariamente molto ampie, per sonorità ampliate dallo spazio, per odori, dell'acqua clorata, dei saponi ecc.
La piscina è un ambiente che presuppone un rapporto anche corporeo particolare che, se stimola l'acquisizione dell'autonomia dello svestirsi e del vestirsi, necessita di una relazione di profonda fiducia con l'adulto. L'adulto per conquistare questa fiducia deve avere un profondo rispetto dei tempi e delle modalità di relazione di ogni alunno. Deve sapersi muovere con calma, senza fretta ma con sicurezza per non passare al bambino senso di titubanza o precarietà. Deve inoltre avere attenzione ai minimi segni di disagio, per sostenerlo e permettergli di riprendersi.
Nel rapporto educativo che si instaura tra insegnante e alunno compito fondamentale del primo è quello di sostenere gli autonomi processi dell’elaborazione cognitiva del secondo oltre che di essere garante dei suoi bisogni fisici e psichici. La relazione che si instaura tra insegnante e alunno si caratterizza per un continuo oscillare tra autonomia e dipendenza. Concetti che solo apparentemente sono contrapposti: solo se so di poter contare su qualcuno  riuscirò ad avere le necessarie energie cognitive ed affettive per emanciparmi. E' quindi fondamentale riconoscere la necessità di spendere molto tempo nell’organizzazione del contesto.

3. I tre moduli

Ogni modulo, organizzato in sei lezioni di 45 minuti ciascuna, si pone come obbiettivo primario l’ambientamento in acqua di diversa profondità a seconda dei livelli. Un bambino si considera ambientato quando riesce a muoversi con naturalezza in quel determinato contesto modificando i propri gesti per renderli adeguati ai propri scopi.

Nella mappa cognitivo-motoria del bambino deve avvenire una modificazione significativa, tutto ciò che ha acquisito deve essere riadattato per quel nuovo ambiente.

Cerchiamo ora di definire e descrivere per ogni modulo ciò che riteniamo indispensabile per considerare un bambino ambientato in quel particolare contesto

Il bambino dimostra di saper adattare le sue capacità di equilibrio statico e dinamico. Padroneggia la posizione seduta e sfruttando la spinta dell’acqua riesce a muoversi agevolmente in questa posizione. Prende coscienza dell’atto respiratorio e dei due momenti principali che lo compongo: l’inspirazione e l’espirazione . Comprende che solo il secondo può essere effettuato con il capo in immersione. Si affida all’acqua, sia pure momentaneamente in posizione prona e supina.  Apre gli occhi sott’acqua.

Il bambino dimostra di saper adattare le sue capacità di equilibrio statico e dinamico. Il singolo atto respiratorio, con espirazione subacquea, viene associato ad un secondo e poi ad un terzo, prende importanza l’aspetto ritmico. Si ricercano un minimo di tre atti respiratori completi in successione. Per muoversi più velocemente in acqua e con minor dispendio di energie il bambino è portato a scivolare sull’acqua sia in posizione prona che supina. Il bambino non ha paura di saltare in acqua dal bordo.

Il bambino si immerge completamente in acqua e, sfruttando la spinta verso l’alto, riemerge. Riesce a praticare la respirazione acquatica, a scivolare sull’acqua sia in posizione prona che supina passando anche da una posizione all’altra tramite rotazione. Si tuffa in acqua di piede e si lascia cadere di testa. 


homepage Contesto Problema Esperienza Risultati Allegati