| ESPERIENZA |
Quando il progetto è stato ideato in dotazione al
circolo vi era solo un docente con competenze in merito. E' stato quindi
fondamentale mettere in condizione altri docenti di acquisire competenze. Si è
organizzato un breve corso di aggiornamento tenuto dal docente diplomato ISEF e
aperto ai docenti interessati che permettesse l'acquisizione di competenze per
attuare un percorso didattico di educazione motoria in acqua bassa e media.
Al termine del corso il circolo ha avuto a disposizione quattro
docenti in grado di attuare il corso di acquaticità. Tre di questi docenti si
sono dedicati al percorso didattico in acqua bassa e media, il docente con
maggiore esperienza e competenza si è dedicato al corso in acqua alta.
Il corso si è posto l'obiettivo di costituire un team di docenti esperti nell'insegnamento dell'educazione motoria in acqua nella scuola materna ed elementare. Questi docenti si sono ritrovati prima dell'inizio del progetto per confrontare le loro competenze e per stabilire un linguaggio condiviso. Si sono pertanto chiariti i significati di galleggiare e nuotare ed è stato approfondito il concetto di ambientamento.
Dal corso è emerso quanto sia importante che:
La seconda parte del corso, che si è svolta in acqua, è servita per ipotizzare tre progressioni di esercizi da proporre ai bambini a seconda della profondità dell'acqua.
Accade spesso che persino teorie e principi educativi generalmente condivisi perché scientificamente fondati ed accettabili sul piano democratico finiscano per non trovare benché minima applicazione nel fare scuola quotidiano, a causa della rigidità dell’organizzazione dei momenti formativi, della struttura e degli ordinamenti scolastici.
A questo si può rispondere con la flessibilità, tenendo presente che la flessibilità dell’azione formativa richiede una rigorosa pianificazione delle risorse.
Obiettivi educativi e didattici
Cinque Istituti Scolastici (tre Istituti Comprensivi e due Circoli Didattici) costituiscono una rete di Scuole ( Art. 7 D.P.R. 275/99 ) sulla base di un territorio comune che riconoscono come ambiente di apprendimento.
Su questo territorio insistono un fiume e un mare che la Scuola vuole far vivere ai propri ragazzi.
L’acqua diventa l’elemento guida di diversi percorsi didattici transdisciplinari che si intrecciano nei vari piani dell’Offerta Formativa.
Nasce una esigenza di conoscenza totale, il bambino si immerge in acqua per percepire, per conoscere. L’ambiente acqua deve diventare familiare, muoversi in acqua è necessario e naturale.
Già all’inizio della formazione scolastica l’allievo possiede un proprio bagaglio di conoscenza organizzato in teorie, concetti, categorie, schemi procedurali, ecc.
Questo bagaglio, anche in forma di stile di apprendimento contribuisce a caratterizzare l’allievo non solo all’inizio ma anche durante la formazione.
Accogliere vuol dire soprattutto riconoscere questo patrimonio e valorizzarlo.
L’insieme di azioni svolte prima dell’attivazione del percorso previsto possono essere considerate come un processo di accoglienza del bambino, possono discriminare positivamente i saperi e le competenze possedute da ciascuno in modo che venga facilitata l’apertura e la disponibilità verso nuovi ambiti di conoscenza tra i saperi che vuol proporre la scuola e quelli da lui posseduti (continuità).
Il percorso doccia si propone quindi un periodo di conoscenza dell’alunno che possa consentire l’inserimento di questi nel gruppo di lavoro più consono. I tre moduli previsti hanno infatti un andamento sia diacronico, consequenziale, che sincronico, nelle tre vasche a profondità diversa.
I prerequisiti cognitivo-motori che si autodeterminano una volta che l’impianto è posto in esecuzione, vengono inizialmente determinati sulla base di un semplice questionario compilato dai genitori degli alunni e successivamente da osservazioni effettuate durante il primo incontro in piscina.
Le osservazioni vengono effettuate:
a) durante la doccia per evidenziare eventuali difficoltà sensoriali (contatto epidermico). Particolare importanza viene data alla detersione del volto.
b) nella libera scelta della vasca da parte del bambino, per eventuali difficoltà di tipo psicologico.
c) nella prima libera esplorazione della vasca, per il controllo motorio generale in acqua.
Si suddividono quindi gli alunni in modo tale che non siano più di dieci per vasca.
Raccolta dati su un campione di 48 bambini dai 4 ai 10 anni .


2. Lo spogliatoio
Fare un corso di acquaticità per alunni così piccoli
vuol dire essere consapevoli che il percorso formativo-didattico inizia al
momento di lasciare la scuola. Anche il momento del trasporto, ma soprattutto il
tempo passato negli spogliatoi è un tempo di forte valenza didattica. Non bisogna
dimenticare che andare in piscina può voler dire fare esperienza di un
ambiente completamente nuovo sia strutturalmente che percettivamente. Uno spazio
sconosciuto per struttura: non somiglia a nessun altro edificio; per dimensioni,
necessariamente molto ampie, per sonorità ampliate dallo spazio, per odori,
dell'acqua clorata, dei saponi ecc.
La piscina è un ambiente che presuppone un rapporto anche corporeo particolare
che, se stimola l'acquisizione dell'autonomia dello svestirsi e del vestirsi,
necessita di una relazione di profonda fiducia con l'adulto. L'adulto per conquistare
questa fiducia deve avere un profondo rispetto dei tempi e delle modalità di
relazione di ogni alunno. Deve sapersi muovere con calma, senza fretta ma con
sicurezza per non passare al bambino senso di titubanza o precarietà. Deve
inoltre avere attenzione ai minimi segni di disagio, per sostenerlo e
permettergli di riprendersi.
Nel rapporto educativo che si instaura tra
insegnante e alunno compito fondamentale del primo è quello di sostenere gli
autonomi processi dell’elaborazione cognitiva del secondo oltre che di essere
garante dei suoi bisogni fisici e psichici. La relazione che si instaura tra
insegnante e alunno si caratterizza per un continuo oscillare tra autonomia e
dipendenza. Concetti che solo apparentemente sono contrapposti: solo se so di
poter contare su qualcuno riuscirò ad avere le necessarie energie cognitive ed
affettive per emanciparmi.
E' quindi fondamentale riconoscere la necessità di spendere molto tempo nell’organizzazione
del contesto.
Ogni modulo, organizzato in sei lezioni di 45 minuti ciascuna, si pone come obbiettivo primario l’ambientamento in acqua di diversa profondità a seconda dei livelli. Un bambino si considera ambientato quando riesce a muoversi con naturalezza in quel determinato contesto modificando i propri gesti per renderli adeguati ai propri scopi.
Nella mappa cognitivo-motoria del bambino deve avvenire una modificazione significativa, tutto ciò che ha acquisito deve essere riadattato per quel nuovo ambiente.
Cerchiamo ora di definire e descrivere per ogni modulo ciò che riteniamo indispensabile per considerare un bambino ambientato in quel particolare contesto
Acqua bassa
Il bambino dimostra di saper adattare le sue capacità di equilibrio statico e dinamico. Padroneggia la posizione seduta e sfruttando la spinta dell’acqua riesce a muoversi agevolmente in questa posizione. Prende coscienza dell’atto respiratorio e dei due momenti principali che lo compongo: l’inspirazione e l’espirazione . Comprende che solo il secondo può essere effettuato con il capo in immersione. Si affida all’acqua, sia pure momentaneamente in posizione prona e supina. Apre gli occhi sott’acqua.
Acqua media
Il bambino dimostra di saper adattare le sue capacità di equilibrio statico e dinamico. Il singolo atto respiratorio, con espirazione subacquea, viene associato ad un secondo e poi ad un terzo, prende importanza l’aspetto ritmico. Si ricercano un minimo di tre atti respiratori completi in successione. Per muoversi più velocemente in acqua e con minor dispendio di energie il bambino è portato a scivolare sull’acqua sia in posizione prona che supina. Il bambino non ha paura di saltare in acqua dal bordo.
Acqua alta
Il bambino si immerge completamente in acqua e, sfruttando la spinta verso l’alto, riemerge. Riesce a praticare la respirazione acquatica, a scivolare sull’acqua sia in posizione prona che supina passando anche da una posizione all’altra tramite rotazione. Si tuffa in acqua di piede e si lascia cadere di testa.